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PROGRAMMA DI LAVORO PER L'ITALIA 2004-2005
Una proposta per la discussione
La mia proposta per l'Italia è che ENAR si concentri su poche e chiare priorità.
a) L'applicazione in Italia della normativa europea contro le discriminazioni su base etnica, religiosa e di convinzioni filosofiche.
Sapete tutti che la versione italiana delle Direttive 2000/43 (Discriminazione razzista e etnica) e 2000/78 (Discriminazione su base etnica, religiosa, di età, disabilità, orientamento sessuale) tradisce in aspetti rilevanti lettera e spirito delle norme comunitarie: dall'allargamento delle deroghe alla falsa inversione dell'onere della prova, alla falsissima indipendenza degli organismi di controllo al rifiuto dell'interlocuzione con la società civile, per ricordare solo alcuni aspetti. La discussione dovrebbe servire a definire gli obiettivi che le organizzazioni antirazziste considerano prioritari e, soprattutto, i mezzi e le iniziative che possiamo proporci per contrastare l'azione del Governo.
Le opzioni possono essere di breve (ad esempio: intervento sui regolamenti, pressioni parlamentari) o medio-lungo termine (ad esempio: il ricorso alla Corte di Giustizia per violazione degli obblighi comunitari); possono riguardare l'attività quotidiana (apertura di cause pilota, informazione e assistenza sugli strumenti che comunque vengono garantiti) o la ricerca (verifica dell'impatto sulla legislazione preesistente, analisi della giurisprudenza europea) o ancora altri aspetti. Certamente richiedono anche forme serie e permanenti di alleanza con le organizzazioni che difendono i diritti delle persone con disabilità, gay e lesbiche, anziani.
b) Legislazione penale europea contro il razzismo.
L'oggetto qui è squisitamente europeo: come sapete esiste una proposta di "Decisione quadro per combattere il razzismo e la xenofobia" il cui scopo dovrebbe essere quello di armonizzare le legislazioni nazionali e rendere possibile perseguire efficacemente anche sul piano penale gli atti di razzismo. Il Consiglio europeo non solo non ha fatto alcun progresso, ma a partire dalla Presidenza italiana questa decisione non fa più parte dei programmi di lavoro (per i dettagli della situazione vi risparmio, se credete leggete l'editoriale che ho scritto per l'ultimo numero di ENARgy, diffuso qualche giorno fa). Obiettivo generale di ENAR è riportare la lotta contro il razzismo e in particolare questa Decisione quadro tra le priorità dell'Unione Europea. E in questo c'è un lavoro specifico per le ONG italiane: la Presidenza irlandese ci ha detto quello che già sapevamo: la Decisione non figura nell'agenda del Consiglio perché data l'opposizione totale dell'Italia non c'è alcuna possibilità di arrivare a un accordo.
Anche qui si tratta di individuare gli strumenti che possiamo usare per contrastare e cambiare questa situazione, francamente intollerabile. Anche qui le opzioni possono essere diverse, anche se mi sembra inevitabile la prevalenza delle azioni di pressione, siano esse "lobbying" in senso stretto o manifestazioni pubbliche.
c) Uguaglianza di trattamento.
E' ormai prossima la pubblicazione della Direttiva sullo status dei residenti di lungo periodo che non sono cittadini europei. Anche se insoddisfacente per alcuni aspetti, la sua applicazione corretta può migliorare la situazione di questa parte dei cittadini stranieri in Italia (per citare un aspetto marginale cancellerebbe quell'odiosa norma della Bossi-Fini che porta a sei anni il minimo per la carta di soggiorno) anche su versanti importanti dell'uguaglianza di diritti. Credo sia il caso di attrezzarci per accelerarne la trasposizione nel nostro ordinamento e soprattutto per impedire che ne venga fatta una "traduzione" scorretta e riduttiva. E' importante, ad esempio, che si trovi un metodo efficace di rapporto e, se possibile, collaborazione con i parlamentari dell'opposizione, che li metta in grado di interpretare le esigenze e le richieste dei gruppi discriminati.
Resta poi la questione dei diritti politici dei non-nazionali, cittadini di paesi non comunitari, apolidi. Non credo di dover spendere molte parole su questo: ci sono campagne già avviate alle quali tutti, in uno o in un altro modo, prendiamo parte attivamente. Ricordo qui soltanto il rapporto tra questa questione e la vicenda della Costituzione europea, da un lato e dall'altro con l'elaborazione in corso a livello europeo sul concetto di cittadinanza civile. Credo che anche su questo sia utile qualche riflessione.
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